Aggiornato ad aprile 2026

La gestione della maternità di colf, badanti e baby sitter richiede una particolare attenzione da parte del datore di lavoro, che deve assicurarsi il rispetto dei diritti delle lavoratrici ma anche una corretta gestione amministrativa.

Pagamenti e Costi

La maternità dei lavoratori è pagata dall’Inps e copre il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, un tempo che normalmente dura 5 mesi: 2 prima del parto e 3 dopo. Tuttavia, la maternità della lavoratrice domestica non è esattamente a ‘costo zero’ per il datore. Durante questo periodo, infatti, sebbene la famiglia non debba corrispondere la retribuzione, maturano comunque al 100% le ferie e del TFR ed il 20% della tredicesima. Stop anche ai contributi, che nel periodo di maternità della lavoratrice non devono essere versati ma sono solo figurativi.

Importante sapere che con il rinnovo del Ccnl del 2025 si è data la possibilità alle lavoratrici madri di usufruire anche di un congedo facoltativo, non retribuito, di una durata massima di 4 mesi, da utilizzare senza soluzione di continuità con il congedo obbligatorio e in un unico periodo.

Documentazione Richiesta

Il lavoratore dovrà obbligatoriamente fornire al datore di lavoro domestico il certificato contenente la data presunta del parto (DPP), preferibilmente redatto da un medico  del servizio sanitario nazionale e non dal ginecologo privato. Solo con questo documento si potrà stabilire l’inizio del periodo della maternità e richiedere l’indennità all’Inps.
La fine del periodo di astensione è invece calcolata sulla base dell’effettiva data di nascita del neonato; il certificato di nascita dovrà, quindi, essere consegnato al datore non appena disponibile.

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Cessazione del Rapporto di Lavoro

Durante tutto il periodo della gravidanza (se verificatasi dopo l’assunzione) e fino alla fine dell’astensione obbligatoria non sarà possibile interrompere il rapporto di lavoro, se non per dimissioni da parte della stessa lavoratrice. Diverso il caso di un rapporto di lavoro a tempo determinato: quando il contratto arriva a naturale scadenza il rapporto si può interrompere anche se la lavoratrice è in gravidanza.

Paternità e nuovo congedo facoltativo

Anche i papà devono astenersi dal lavoro in occasione della nascita del figlio: la normativa prevede, infatti, 10 giorni di astensione obbligatoria, retribuiti dall’Inps e da richiedere tra 2 mesi prima e 5 mesi dopo la nascita.

Indennità di maternità della Cassacolf per datori e lavoratori

In caso di maternità della colf, badante o baby sitter la Cassacolf mette a disposizione alcune indennità:
– Un rimborso ai datori di lavoro pari a 300 euro annuo per l’assunzione di un sostituto che subentri a quello principale in dolce attesa. Per accedere a questo beneficio è necessario aver pagato almeno un anno di contribuzione in favore di Cassacolf. Al momento della richiesta il datore deve altresì presentare la documentazione che attesti l’avvenuta assunzione del lavoratore sostituito (lettera di assunzione; denuncia di instaurazione rapporto Inps; prospetti paga e/o ricevute di pagamento bollettino trimestrale Inps).

– Un contributo maternità per le lavoratrici domestiche iscritte in caso di nascita di un figlio nel limite massimo annuo di € 500,00 per neonato.