Il lavoro domestico continua a essere uno dei settori con il più alto tasso di irregolarità in Italia. Secondo il Rapporto Family (Net) Work, realizzato da Assindatcolf, il lavoro sommerso rappresenta ancora oltre il 50% dell’occupazione complessiva del comparto, con conseguenze importanti sia per i lavoratori, privati di diritti e tutele, sia per le famiglie, che rinunciano alle garanzie offerte da un rapporto regolare, oltre che per l’intero sistema di welfare.
In questo contesto si inserisce la campagna lanciata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con l’INPS, per promuovere la regolarizzazione dei rapporti di lavoro domestico e diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza del contratto regolare.
Per approfondire il tema abbiamo intervistato il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini, partendo proprio dalla campagna istituzionale per riflettere sulle sfide che attendono il settore: dal contrasto al lavoro nero al calo dei lavoratori regolari, fino alla necessità di sostenere concretamente le famiglie sul fronte dei costi.
Presidente Zini, il Ministero del Lavoro ha acceso i riflettori sul lavoro domestico irregolare. È un segnale importante?
Assolutamente sì. Accogliamo con favore questa iniziativa perché ogni azione capace di promuovere la regolarità rappresenta un valore per tutto il sistema. Un rapporto di lavoro regolare garantisce diritti e tutele ai lavoratori, ma offre anche maggiore sicurezza e serenità alle famiglie. Più cresce l’attenzione pubblica su questi temi, più aumenta la consapevolezza del valore sociale ed economico del lavoro domestico e della necessità di riconoscerlo pienamente come un’attività professionale.
Il Rapporto Family (Net) Work stima che oltre la metà del lavoro domestico in Italia sia ancora irregolare. Perché, nonostante una maggiore attenzione sul tema, il sommerso continua a essere così diffuso?
Il lavoro nero è un fenomeno complesso che non dipende da un solo fattore. C’è certamente un tema culturale ed è proprio qui che campagne come quella del Ministero o quella promossa da Assindatcolf possono fare la differenza, aiutando i soggetti coinvolti a comprendere il valore del contratto regolare. Ma c’è anche una questione economica che non possiamo ignorare. Oggi il costo del lavoro domestico grava quasi interamente sulle famiglie e, senza misure di sostegno adeguate, il rischio è che molte persone, pur consapevoli dell’importanza della regolarità, rinuncino ad assumere nel rispetto delle regole per risparmiare e potersi permettere l’assistenza, soprattutto quando si tratta di bambini, anziani, persone fragili.
Assindatcolf aveva già avviato una campagna dedicata proprio alla regolarizzazione del settore.
È vero. Lo scorso anno abbiamo lanciato una nostra campagna di sensibilizzazione perché siamo convinti che la cultura della legalità si costruisca innanzitutto attraverso l’informazione. Per questo consideriamo molto positiva l’azione lanciata dal Ministero: più siamo a diffondere questo messaggio, più sarà efficace. Continueremo a promuovere il valore del contratto, della corretta applicazione del CCNL e della formazione, perché sono elementi fondamentali per qualificare il settore e anche per rinforzare la reputazione sociale del comparto, che ad oggi è molto fragile.
Eppure i dati INPS raccontano un’altra realtà: nel 2025 i lavoratori domestici regolari sono diminuiti per il quarto anno consecutivo.
È questo il punto. Informare è fondamentale, ma da solo non basta. Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono scesi a 804.464, il 2,3% in meno rispetto all’anno precedente. Dal 2021 il settore ha perso complessivamente circa 173 mila lavoratori regolari. È una tendenza che ci preoccupa perché rischia di alimentare ulteriormente il lavoro sommerso e dimostra che molte famiglie fanno sempre più fatica a sostenere il costo del lavoro regolare.
Quali interventi ritiene oggi prioritari per invertire questa tendenza?
È necessario accompagnare la cultura della regolarità con strumenti concreti. Rendere più semplice assumere nel rispetto delle regole e, soprattutto, alleggerire il peso economico che oggi grava quasi interamente sulle famiglie. Servono incentivi all’assunzione, misure fiscali più favorevoli e politiche di sostegno che riconoscano il lavoro domestico come una componente essenziale del welfare italiano. La regolarità deve essere una scelta possibile, non solo una scelta giusta e soprattutto, deve essere più conveniente del lavoro in nero. Ad oggi purtroppo non è così.
Un altro elemento che emerge dai dati riguarda l’invecchiamento del settore.
È una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Da un lato cresce il numero delle persone anziane che hanno bisogno di assistenza; dall’altro cresce anche l’età media dei lavoratori domestici. Oltre un lavoratore su quattro ha almeno 60 anni, mentre gli under 25 rappresentano appena l’1,6% del totale. Assistiamo quindi a un doppio invecchiamento: quello della popolazione e quello della forza lavoro domestica. Accanto alla cosiddetta “generazione sandwich”, sempre più impegnata nella cura dei figli e dei genitori anziani, emerge una nuova questione sociale: le badanti di oggi rischiano di diventare le assistite di domani senza che si stia costruendo un adeguato ricambio generazionale.
Qual è il messaggio che Assindatcolf vuole rivolgere alle famiglie?
Il contratto regolare conviene a tutti. Tutela il lavoratore, protegge il datore di lavoro e contribuisce a rendere più forte un settore che rappresenta un pilastro del welfare italiano. Ma per far crescere davvero la cultura della legalità serve un impegno condiviso: informazione, semplificazione, incentivi e politiche di sostegno devono procedere insieme. Solo così sarà possibile ridurre il lavoro sommerso e garantire alle famiglie gli strumenti necessari per affrontare i bisogni di cura di oggi e di domani.

