Pagare i contributi di colf, badanti e baby sitter è un adempimento che si ripete quattro volte l’anno, ma questo non significa che l’importo da versare sia sempre uguale. Orario di lavoro, retribuzione, tipologia di contratto ed eventuali variazioni intervenute nel trimestre sono alcuni degli elementi che possono incidere sul calcolo. Per questo è importante non limitarsi a effettuare il pagamento entro la scadenza, ma verificare prima che i dati utilizzati per il calcolo siano aggiornati e corretti. Ecco una lista di errori comuni che si possono commettere quando si versano i contributi al lavoratore domestico.
Non verificare i dati prima di generare l’avviso PagoPA
Dal 2026 gli avvisi di pagamento dei contributi per il lavoro domestico sono disponibili online attraverso il Portale dei Pagamenti INPS. Il datore di lavoro può accedere alla propria posizione e visualizzare l’importo complessivo del trimestre, calcolato sulla base dei dati comunicati all’INPS. Un errore può essere quindi quello di limitarsi a pagare l’importo proposto senza verificare che corrisponda alla situazione effettiva del rapporto nel trimestre di riferimento.
Durante il rapporto possono infatti verificarsi eventi che modificano gli elementi utilizzati per il calcolo dei contributi, come:
- assenze non retribuite;
- periodi di congedo;
- maternità;
- malattia non retribuita;
- variazioni dell’orario di lavoro;
- ore di lavoro straordinario.
Prima di effettuare il pagamento è quindi necessario verificare che i dati riportati siano corretti. Se sono intervenute variazioni, il Portale dei Pagamenti consente di modificare gli elementi che determinano il calcolo, tra cui ore, settimane e retribuzione oraria. La procedura ricalcola automaticamente l’importo complessivo e permette di generare un nuovo avviso PagoPA con l’importo aggiornato.
Confondere la quota a carico del datore di lavoro con quella a carico del lavoratore
Un altro errore riguarda la ripartizione dei contributi. Il datore di lavoro effettua materialmente il versamento all’INPS, ma una parte della contribuzione è a carico del lavoratore e deve essere recuperata attraverso la trattenuta in busta paga.
Dimenticare il contributo di assistenza contrattuale
Il versamento trimestrale non riguarda soltanto i contributi INPS. Per i rapporti ai quali si applica il CCNL del lavoro domestico è previsto anche il contributo di assistenza contrattuale Cassacolf, da versare attraverso il codice F2.
Il contributo è pari a 0,06 euro per ogni ora retribuita: 0,02 euro sono a carico del lavoratore e 0,04 euro a carico del datore di lavoro. Il datore deve, quindi, verificare che sia stato correttamente considerato nel versamento e, quando necessario, inserirlo nella procedura prima di effettuare il pagamento. Anche in questo caso a versare l’intera quota sarà il datore (con le stesse scadenze dei contributi INPS) ma il contributo a carico del lavoratore dovrà essere recuperato in busta paga.
Non considerare la tipologia del contratto
Non tutti i rapporti di lavoro domestico prevedono la stessa contribuzione. Gli importi cambiano anche in funzione della tipologia contrattuale: le tabelle prevedono valori differenti per i rapporti a tempo indeterminato e determinato e, per questi ultimi, può essere previsto anche il contributo addizionale. Anche l’orario settimanale è determinante: per i rapporti fino a 24 ore settimanali sono previste fasce contributive differenti, mentre per quelli superiori alle 24 ore si applica un importo unico.
Dimenticare la scadenza o effettuare il pagamento in ritardo
Il versamento deve essere effettuato entro le scadenze previste:
- 10 aprile, per il lavoro svolto nei mesi di gennaio, febbraio e marzo;
- 10 luglio, per aprile, maggio e giugno;
- 10 ottobre, per luglio, agosto e settembre;
- 10 gennaio, per ottobre, novembre e dicembre dell’anno precedente.
Il mancato pagamento o il pagamento oltre i termini può comportare l’applicazione delle somme aggiuntive previste e l’avvio delle procedure di recupero. Non si tratta quindi di un adempimento che può essere semplicemente rimandato al trimestre successivo.
Cosa fare se ci si accorge di aver pagato un importo errato?
La cosa più importante è non ignorare l’errore. Se ci si accorge che un trimestre è stato pagato in misura inferiore (o anche maggiore) rispetto a quanto dovuto, è necessario verificare la posizione contributiva e procedere tempestivamente alla regolarizzazione.
In caso di dubbi sulla corretta determinazione dell’importo o sulla regolarizzazione di un versamento, è consigliabile rivolgersi a un professionista o a un’associazione di categoria, come Assindatcolf.
