Il legame tra nonni e nipoti è uno dei più speciali che si possano vivere in famiglia, e non solo per una questione di affetto. Le rilevazioni dell’ISTAT mostrano che l’aiuto informale tra generazioni è una presenza concreta nella vita di milioni di famiglie italiane, e che i nonni ne sono parte attiva. Ma i rapporti tra nonni e nipoti hanno un valore che va oltre le mura di casa: ricerche europee e internazionali indicano che le relazioni intergenerazionali fanno bene alla salute, alla coesione delle comunità e persino alla lotta contro gli stereotipi legati all’età. Vediamo come, partendo dai dati e dalle esperienze più significative, in Italia e all’estero.

Relazioni intergenerazionali in ambito familiare

Dentro la famiglia, la solidarietà tra generazioni passa da una fitta rete di aiuti quotidiani. Secondo il report ISTAT “Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà” (anno 2024), il 36,2% delle persone di 18 anni e più presta almeno un tipo di aiuto gratuito a persone che non vivono con loro, contro il 22,8% del 1998. I caregiver, intesi come coloro che si prendono cura di conviventi e non conviventi, sono il 24,9% degli adulti, e il 18,6% delle famiglie riceve aiuti informali da persone non coabitanti.

L’ISTAT mostra anche come la direzione degli aiuti cambi con l’età. L’aiuto ai nonni è fornito più spesso dai giovani tra i 18 e i 34 anni (21,5%); tra i 35 e i 54 anni sale la quota di chi aiuta la madre (31,6%) e il padre (19,0%); dopo i 55 anni, invece, i figli e le loro famiglie sono tra i principali destinatari dell’aiuto (34,9%). Le donne risultano più attive degli uomini in queste reti (38,2% contro 34,0%), fino a raggiungere il 46,3% nella fascia 55-64 anni. Nel confronto con il 1998, inoltre, cresce la quota di persone che aiutano nell’assistenza ai bambini (dal 4,4% al 6,9%). È dentro questo quadro che si colloca il ruolo dei nonni.

Il ruolo insostituibile dei nonni

Il ruolo dei nonni può andare oltre l’aiuto pratico e può affiancarsi a quello educativo svolto dai genitori. Ma non può sostituirli perché, pur offrendo un supporto emotivo e organizzativo, vanno sempre evitate interferenze e va rispettata la responsabilità genitoriale. Il loro ruolo, se svolto con attenzione e rispetto per le dinamiche familiari, può essere molto importante come esempio di modello di adulto.

I nonni possono gratificare le scoperte dei nipoti e contribuire al loro benessere emotivo. Questo fa sì che le attività intergenerazionali, se gestite con cura e consapevolezza, si traducano in continuo confronto tra nonni e nipoti, e contribuiscano a costruire un ponte simbolico tra le generazioni. Spesso, inoltre, il ruolo dei nonni si traduce anche in significativi risparmi per i genitori. Grazie al coinvolgimento attivo dei nonni nella gestione delle responsabilità familiari, i genitori possono ridurre sensibilmente i costi della famiglia.

Impatto sociale ed economico dei rapporti intergenerazionali

Le reti informali non nascono dal nulla: rispondono a esigenze reali. L’ISTAT ricorda che le famiglie ricevono aiuti in fasi specifiche del ciclo di vita, come la nascita dei figli, le difficoltà economiche o di gestione del lavoro di cura, la malattia. Accanto a questa rete c’è l’offerta di servizi: nell’anno educativo 2023/2024, secondo l’ISTAT, nidi e servizi integrativi coprivano il 31,6% dei bambini tra 0 e 2 anni, poco sotto il 33% fissato come livello essenziale delle prestazioni da raggiungere entro il 2027, con forti differenze territoriali (nel Sud e nelle Isole la quota scende intorno al 19%).

L’aiuto informale, inoltre, viaggia in entrambe le direzioni. Sempre secondo l’ISTAT, il 43,3% degli over 75 che vivono soli riceve aiuti da persone non conviventi. E poiché le persone di 75 anni e più sono passate dal 7,3% al 12,6% della popolazione tra il 1998 e il 2024, la rete di sostegno diventa sempre più “stretta e lunga”, con meno giovani e adulti e più persone anziane. Non a caso l’associazione CARER, che rappresenta i caregiver familiari, commentando i dati ha ricordato che la solidarietà tra familiari non può sostituire il welfare.

Benefici delle relazioni intergenerazionali per la società

I vantaggi non riguardano solo la singola famiglia. Il progetto europeo TOY (Together Old and Young), finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Lifelong Learning Programme e realizzato tra il 2012 e il 2014 in sette Paesi (Italia compresa), ha studiato gli spazi in cui bambini piccoli e anziani apprendono insieme. I suoi promotori riferiscono benefici sia per i bambini sia per gli anziani, come una maggiore comprensione reciproca, un migliore benessere, meno solitudine e più coesione sociale. Lo studio dei ricercatori del progetto descrive anche come lo stare insieme sia un modo per condividere e trasformare esperienze culturali, rafforzando la solidarietà tra le generazioni.

Relazioni intergenerazionali e benessere sociale

Le relazioni tra generazioni sono state studiate anche sul piano della salute. Il Baltimore Experience Corps Trial, uno studio randomizzato e controllato condotto negli Stati Uniti, ha coinvolto anziani volontari come mentori in scuole elementari. Nei ricercatori il concetto chiave è la “generatività”, cioè l’impegno a fare qualcosa a beneficio degli altri, e lo studio ha mostrato che i volontari del programma avevano livelli più alti di desiderio e percezione di generatività rispetto ai controlli, con un effetto maggiore per chi partecipava di più. Le ricerche collegate al programma hanno riportato, per i volontari, maggiori progressi in attività fisica, funzioni esecutive e memoria e una percezione più forte di supporto sociale; nelle scuole coinvolte, i bambini hanno mostrato migliori risultati di lettura e meno problemi di comportamento.

Sono risultati che vanno letti con cautela: parliamo di un programma strutturato, di volontariato intensivo e non di normali rapporti tra nonni e nipoti in famiglia. Ma indicano una direzione chiara: quando le generazioni collaborano con regolarità, i benefici possono andare in entrambe le direzioni.

Implicazioni sociali e culturali

Sul piano culturale entra in gioco l’ageismo, cioè stereotipi, pregiudizi e discriminazioni basati sull’età. Il Rapporto mondiale sull’ageismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2021) individua tre strategie efficaci per ridurlo:

  • politiche e leggi;
  • interventi educativi;
  • interventi di contatto intergenerazionale, cioè incontri strutturati e ripetuti tra persone di età diverse, considerati tra i più efficaci contro i pregiudizi verso gli anziani.

In altre parole, è proprio la frequentazione tra generazioni uno degli antidoti più solidi agli stereotipi.

Progetti e iniziative di incontri intergenerazionali

Le esperienze concrete non mancano. In Italia, una delle prime è nata nel 1997 a Santa Maria di Feletto, in provincia di Treviso, dove il Centro Infanzia “Girotondo delle Età” e il Centro Residenziale per anziani “De Lozzo-Dalto” portano avanti il progetto “Il sentiero tra le generazioni”, con bambini dai 12 mesi ai 6 anni e anziani fino a 100 anni. Il progetto è stato premiato come buona prassi in un concorso nazionale dedicato alle innovazioni nella cura.

A Piacenza, il progetto ABI (Anziani e Bambini Insieme) riunisce in un unico centro intergenerazionale un nido d’infanzia, una casa di riposo e un centro diurno: secondo la Regione Emilia-Romagna, bambini e anziani si incontrano in laboratori di cucina, natura e lettura, condividono pranzi e merende e festeggiano insieme i compleanni. All’estero, un esempio molto noto è l’Intergenerational Learning Center di Seattle, un centro per l’infanzia aperto nel 1991 all’interno del Providence Mount St. Vincent, una struttura che ospita oltre 400 anziani: cinque giorni a settimana bambini e residenti si ritrovano per musica, danza, arte, pranzi e racconti.

Un’altra idea che ha fatto scuola arriva dai Paesi Bassi, dove nella casa di riposo Humanitas di Deventer sei studenti universitari vivevano gratuitamente accanto a circa 160 anziani, con l’impegno di dedicare almeno 30 ore al mese alla compagnia e alle attività con i residenti, come riportato dalla stampa internazionale (PBS NewsHour). Il modello è stato citato anche da AGE Platform Europe come esempio di scambio che aiuta a superare gli stereotipi e, nello stesso tempo, risponde alla difficoltà degli studenti di trovare alloggio.

Il dialogo tra giovani e anziani

Alla base di tutto c’è il dialogo tra giovani e anziani, che le ricerche descrivono come uno scambio reciproco. Il progetto TOY riporta benefici sul piano del benessere e della solitudine per entrambe le generazioni, mentre l’OMS indica il contatto intergenerazionale come strumento efficace contro i pregiudizi sull’età. L’esperienza di Deventer racconta lo stesso concetto in piccolo: chi ha vent’anni e chi ne ha ottanta, vivendo sotto lo stesso tetto, impara a conoscersi al di là degli stereotipi.

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Come coltivare il rapporto tra nonni e nipoti

Non esiste una ricetta unica, ma le esperienze e le ricerche citate indicano alcuni spunti pratici:

  • Fare cose insieme: cucinare, leggere, dedicarsi alla natura, festeggiare i compleanni. Sono le attività che a Piacenza, secondo la Regione Emilia-Romagna, caratterizzano la vita quotidiana del centro intergenerazionale.
  • Contare sulla regolarità: l’OMS indica come efficaci gli incontri intergenerazionali strutturati e ripetuti, cioè appuntamenti ricorrenti più che occasioni sporadiche.
  • Non perdere il contatto a distanza: quando ci si vede meno, il supporto digitale (una videochiamata, un messaggio) è una forma di aiuto molto diffusa secondo l’ISTAT, e i nipoti possono dare una mano ai nonni a familiarizzare con gli strumenti, come avviene nei corsi di “Nonni su Internet”.
  • Rispettare i ruoli: i nonni hanno diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, ma sempre nell’interesse del minore e in collaborazione con i genitori.

I rapporti tra nonni e nipoti sono una risorsa per le famiglie e, come mostrano i dati e le esperienze citate, per l’intera società. Le relazioni intergenerazionali sostengono la rete di aiuto quotidiano, contrastano gli stereotipi sull’età e, dove sono strutturate e regolari, si associano a benefici per grandi e piccoli. Coltivarle, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, è un modo concreto per costruire comunità più unite.