Quando si parla di homeschooling, o “scuola parentale”, si pensa spesso a qualcosa di lontano dalla quotidianità. In realtà, molte famiglie italiane stanno valutando questa strada come alternativa alla scuola tradizionale, per ragioni pratiche, educative o familiari. Chi cerca informazioni sull’homeschool in Italia trova spesso termini diversi per indicare la stessa scelta: istruzione parentale, educazione parentale, scuola parentale, homeschooling. Sono espressioni che, nella pratica, si riferiscono tutte allo stesso percorso educativo condotto in famiglia, fuori dalla scuola tradizionale. Secondo i dati del ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2020-2021, sicuramente a seguito della pandemia, il numero di bambini e ragazzi che hanno fatto ricorso all’istruzione parentale superava le 15mila unità, triplicando le medie degli anni passati (repubblica.it).
Ma è davvero una scelta realistica? Vediamo insieme pro, contro e come orientarsi.
Perché alcune famiglie scelgono l’homeschooling
Le motivazioni possono essere molto diverse da famiglia a famiglia. C’è chi lo sceglie per rispondere ai bisogni specifici del proprio figlio, che magari fatica ad adattarsi ai tempi o ai metodi della scuola pubblica, o che trova nella personalizzazione dell’apprendimento un modo più naturale di crescere e studiare. Altri genitori lo ritengono un modo per creare un ambiente più sereno.
In alcuni casi, l’homeschooling si adatta meglio a uno stile di vita flessibile, come quello di chi lavora da casa o ha orari variabili, oppure di chi segue un genitore anziano o una persona fragile.
Il fondamento normativo: cosa dice la legge
In Italia il diritto delle famiglie a scegliere l’educazione parentale per i propri figli, al di fuori della scuola pubblica, affonda le radici nella Costituzione. È l’articolo 30 a stabilire che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, un principio che si intreccia con l’articolo 34, che sancisce l’obbligo scolastico ma non impone necessariamente la frequenza di un istituto. Su questa base si è costruito nel tempo un impianto normativo più specifico, che comprende in particolare il Decreto legislativo 62/2017, il quale disciplina le modalità di valutazione degli alunni in istruzione parentale e gli esami di idoneità a cui devono sottoporsi.
L’homeschooling in Italia è dunque pienamente riconosciuto legalmente. Le normative di riferimento possono essere consultate sul sito del Ministero dell’istruzione nella sezione “Istruzione parentale”. Ci sono ovviamente alcuni passaggi obbligatori da rispettare: ogni anno bisogna inviare una comunicazione formale al dirigente scolastico dell’istituto di riferimento, spiegando l’intenzione di istruire il proprio figlio a casa, e a questa comunicazione va allegato un progetto educativo con materie, obiettivi e strumenti didattici. Non è necessario essere insegnanti: basta dimostrare di avere le competenze tecniche o economiche per garantire al bambino un’istruzione adeguata, e di norma la scuola richiede un colloquio o una semplice autocertificazione. L’esame di idoneità, obbligatorio per passare alla classe successiva, va sostenuto ogni anno presso una scuola statale, su richiesta della famiglia, entro il 30 aprile. Per gli esami finali, come la licenza media o la maturità, è necessario iscriversi come candidati privatisti entro il 20 marzo. L’ufficio di riferimento per la comunicazione resta la scuola pubblica territorialmente competente, cioè quella che il bambino frequenterebbe se non facesse istruzione parentale.
È importante ricordare che l’istruzione parentale non svincola l’alunno né la famiglia dall’obbligo di istruzione e dalla supervisione della scuola. Anche il bambino che riceve istruzione a casa deve essere preso in carico dalla scuola territorialmente competente, che in questo caso viene definita “scuola vigilante”. La normativa attuale garantisce che ogni alunno in istruzione parentale risulti in qualsiasi momento iscritto e preso in carico da un’istituzione scolastica che, sotto la responsabilità del dirigente scolastico, avrà l’onere di vigilare sul rispetto dell’obbligo di istruzione (vedi tutti i riferimenti normativi in questa circolare del Ministero dell’istruzione e del merito, ufficio regionale per la Sardegna).
In caso di dubbi, ci si può rivolgere anche all’Ufficio scolastico regionale o provinciale. Il titolo di studio ottenuto tramite esame da privatista è pienamente valido e riconosciuto dallo Stato italiano, equiparato a quello ottenuto frequentando la scuola tradizionale.
Homeschooling, unschooling e scuola online: che differenza c’è
Sono termini che spesso vengono usati come sinonimi, ma indicano approcci diversi di schooling domestico, ed è utile fare chiarezza per orientarsi meglio, soprattutto per chi si avvicina all’homeschool in Italia per la prima volta. L’homeschooling, o istruzione parentale, è l’opzione più strutturata: la famiglia segue comunque un progetto educativo definito, spesso vicino al programma ministeriale, con verifiche annuali e un percorso scandito nel tempo. L’unschooling è invece un approccio più libero, che si basa sull’apprendimento spontaneo del bambino a partire dai suoi interessi, senza una programmazione rigida delle materie: in Italia resta comunque soggetto agli stessi obblighi di legge dell’istruzione parentale, perché la normativa non distingue formalmente tra i due metodi. La scuola online, infine, è tutt’altra cosa: si tratta di percorsi erogati da istituti paritari o riconosciuti attraverso piattaforme digitali, con insegnanti e programmi ufficiali, e non richiede alla famiglia la stessa autonomia organizzativa né la stessa responsabilità diretta sulla didattica.
Capire questa distinzione aiuta anche a scegliere con più consapevolezza: chi cerca una struttura solida e un affiancamento istituzionale può orientarsi verso la scuola online, mentre chi desidera davvero costruire in autonomia il percorso educativo del figlio guarda più naturalmente all’homeschooling o, in una versione ancora più libera, all’unschooling.
Il network EduPar
In questo percorso può essere utile confrontarsi con chi ha già esperienza. Un punto di riferimento in Italia è il network EduPar, attivo dal 2011. Nato per accompagnare le famiglie nella scelta dell’istruzione parentale, offre strumenti pratici e supporto continuo, anche sui temi burocratici legati alle comunicazioni con la scuola vigilante.
EduPar mette a disposizione oltre 200 video, più di 20 corsi, moduli e progetti educativi già pronti, un servizio di consulenza rapida entro 24 ore e circa 40 gruppi locali sparsi in tutta Italia. Il network è stato fondato da Erika Di Martino, mamma di cinque figli e tra le prime a promuovere l’homeschooling in Italia.
Accanto a EduPar c’è anche EDUlearn, una piattaforma pensata per fornire lezioni e tutor online personalizzati per bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni. I contenuti spaziano dalla matematica all’arte, con la possibilità di seguire percorsi su misura e ricevere supporto continuativo.
Come si organizza una giornata tipo
Uno degli aspetti che più incuriosisce, e a volte preoccupa, chi si avvicina per la prima volta all’homeschooling è capire come si struttura concretamente il tempo. Non esiste un modello unico: molte famiglie scelgono di riprodurre in parte i ritmi della scuola tradizionale, con blocchi di lezione al mattino dedicati alle materie principali e pomeriggi più liberi per attività pratiche, letture o progetti personali. Altre preferiscono un approccio più flessibile, distribuendo l’apprendimento lungo tutta la giornata e alternando momenti di studio strutturato a esperienze sul campo, come uscite didattiche, laboratori o visite a musei e biblioteche.
Ciò che accomuna la maggior parte dei percorsi è la presenza di momenti dedicati alla socialità, spesso organizzati insieme ad altre famiglie che fanno la stessa scelta: attività sportive, laboratori artistici, gruppi di lettura o semplici pomeriggi di gioco condiviso, pensati per bilanciare l’autonomia educativa con il bisogno di relazioni tra pari.
I costi da mettere in conto
Dal punto di vista economico, l’homeschooling non comporta spese scolastiche vere e proprie, intese come rette di iscrizione, ma ha comunque dei costi. Libri, materiali, strumenti digitali, tutor o corsi online sono a carico della famiglia. In media si parla di circa 100-150 euro al mese, ma molto dipende dal percorso scelto.
Se si affiancano lezioni private o attività extrascolastiche, la spesa può aumentare sensibilmente. Un tutor part-time, per due o tre ore a settimana, costa in media circa 20 euro l’ora, tra i 160 e i 240 euro al mese. Anche iscriversi a piattaforme strutturate, come EDUlearn, o seguire corsi specialistici può far salire la spesa annuale fino a 6.000 euro, soprattutto se si opta per percorsi didattici personalizzati con tutor dedicati.
Va considerato anche il costo indiretto: uno dei due genitori dovrà dedicare tempo all’organizzazione delle lezioni, alla preparazione degli esami e all’affiancamento quotidiano. Questo può significare ridurre o interrompere la propria attività lavorativa. In alternativa, ci si può affidare a un tutor per alcune materie o fasce orarie.
I vantaggi e i limiti da tenere presenti
Tra i vantaggi principali c’è la possibilità di costruire un percorso su misura per il bambino, rispettando i suoi tempi e le sue inclinazioni. L’ambiente domestico è spesso più rilassato e può favorire un apprendimento meno ansioso. In famiglie dove il genitore o il collaboratore domestico è molto presente, si crea anche una relazione educativa più continua.
D’altra parte, l’homeschooling richiede organizzazione e costanza. Non è una scelta da prendere alla leggera, perché implica un impegno quotidiano ed emotivo, oltre a una parte di burocrazia da gestire con la scuola vigilante ogni anno. Va inoltre compensata la mancanza di una vita scolastica fatta di relazioni, regole comuni e confronto: per questo è importante far partecipare i bambini ad attività sportive, artistiche o di gruppo, per mantenere viva la socialità.
Homeschooling e lavoro domestico
Per quanto riguarda il rapporto di lavoro, il docente può essere inquadrato attraverso il contratto nazionale di lavoro domestico. Il livello D del contratto di lavoro domestico, infatti, descrive esattamente anche la figura dell’istitutore, che svolge mansioni di istruzione e/o educazione dei componenti il nucleo familiare (Art. 10).
Ovviamente, a parte l’inquadramento, restano validi tutti i requisiti descritti sopra, cioè l’obbligo di presentare un programma didattico e dimostrare di avere le competenze per portarlo a termine.
Un’opportunità da valutare con realismo
L’homeschooling, o educazione parentale che dir si voglia, non è per tutti, ma può rivelarsi una soluzione valida se il bambino ha bisogni specifici, se la famiglia ha uno stile di vita flessibile o se si desidera un’educazione più personalizzata.
Per capire se può funzionare, è utile porsi alcune domande:
- Può essere una scelta sostenibile nel tempo?
- Abbiamo le risorse, economiche, organizzative ed emotive, per portarla avanti?
- Possiamo garantire al bambino un ambiente ricco di stimoli e relazioni?
Se le risposte sono positive, allora può valere la pena considerare questa strada. Con i piedi per terra, sapendo che l’educazione parentale non è un rifugio, ma un progetto da costruire giorno dopo giorno.
