Le truffe agli anziani non sono più solo lo specchietto rotto in tangenziale o il finto incidente raccontato al citofono: oggi viaggiano su WhatsApp, arrivano via SMS e, sempre più spesso, sfruttano l’IA per rubare non solo i risparmi, ma anche la voce e il volto delle persone che amiamo. Se in famiglia c’è un genitore o un nonno anziano — magari seguito anche da una badante o da un’assistente familiare — conoscere questi nuovi copioni è il primo passo per proteggerlo davvero.
Il nipote digitale che non esiste (ma parla come lui)
La tecnica più inquietante si chiama voice cloning. Bastano pochi secondi di audio presi da una storia Instagram, un vocale WhatsApp o un video Facebook per addestrare un software capace di riprodurre fedelmente la voce di un figlio o di un nipote. Il risultato è un deepfake apparentemente autentico, una telefonata dal tono concitato che chiede denaro per un’emergenza legale o sanitaria. In alcuni casi i truffatori si spingono oltre e usano immagini profilo generate dall’IA per impersonare finti Carabinieri o agenti in divisa, così da rendere la richiesta ancora più credibile.
Il tratto comune a tutte queste chiamate è una frase che dovrebbe far scattare l’allarme: “non dirlo a nessuno”. La combinazione di urgenza e isolamento è proprio l’ingrediente che impedisce alla vittima di fermarsi a riflettere o di chiedere conferma a qualcun altro prima di agire.
“Ho perso il telefono”: la trappola che arriva su WhatsApp
Un’altra tecnica, ormai molto diffusa, comincia con un messaggio da un numero sconosciuto: “Ciao mamma, ho perso il telefono, questo è il mio nuovo numero, salvalo”. Poco dopo arriva la richiesta vera e propria: pagare una bolletta scaduta o fare un bonifico urgente perché l’app della banca “non funziona ancora sul nuovo telefono”. Tutto studiato per ottenere un pagamento immediato, prima che la vittima abbia il tempo di verificare.
Lo smishing sanitario: quando il pretesto è una visita medica
Negli ultimi tempi si è diffusa anche una variante che gioca sull’ansia legata alla salute: un SMS invita a richiamare urgentemente un numero per comunicazioni relative a una visita o a un esame. Il dettaglio da notare è il prefisso: numeri come 893, 895 o 899 sono numerazioni a sovrapprezzo regolamentate dall’AGCOM, e la sola chiamata può prosciugare il credito telefonico. Nessuna ASL, nessun CUP e nessun ente sanitario pubblico utilizza questo tipo di numerazione per contattare i pazienti.
I finti funzionari di INPS, SPID e CAF
Restano infine molto attive le truffe “istituzionali”: chiamate o e-mail che promettono lo sblocco di arretrati della pensione, oppure minacciano la sospensione di servizi essenziali. Chi segue il canale Whatsapp “INPS per tutti”, ad esempio, avrà notato gli ultimi aggiornamenti con i link del momento da evitare. L’obiettivo, in questi casi, è sempre lo stesso: convincere la vittima a fornire il codice OTP o le credenziali SPID, la vera chiave d’accesso al conto corrente bancario o postale.
Alcune precauzioni in famiglia
Per difendersi dalle truffe in rete, online o telefoniche, possono bastare poche abitudini condivise in famiglia.
- Stabilire una parola d’ordine familiare, da chiedere a chiunque telefoni in emergenza chiedendo soldi: se non la conosce, non è chi dice di essere;
- Non richiamate mai il numero indicato nel messaggio sospetto. Riagganciate il numero del familiare già salvato in rubrica;
- Diffidate dei prefissi 893, 895, 899: nessun ente pubblico li usa per comunicazioni ufficiali;
- Ricordate che i codici OTP sono personali e intrasferibili: banche, Poste e INPS non li chiedono mai per telefono, via SMS o in chat;
- In caso di dubbio, chiudete la conversazione e verificate in autonomia chiamando i numeri ufficiali di banca, ente o familiare.
Se in casa c’è una badante o un’assistente familiare, questa rete di attenzione si rafforza ancora di più: è una presenza quotidiana che può accorgersi per prima di una telefonata strana o di un comportamento insolito, e dare l’allarme prima che il danno sia fatto.
La tecnologia cambia, il bersaglio no
Cambiano gli strumenti — ieri il finto tecnico alla porta, oggi la voce clonata al telefono — ma il meccanismo psicologico resta identico: creare urgenza e isolamento in pochi secondi, prima che la vittima possa fermarsi a pensare. Ecco perché la miglior difesa non è mai un singolo trucco da ricordare, ma un’abitudine condivisa in famiglia: parlarne apertamente, senza allarmismi, e ripetere a chi amiamo che chiedere una conferma prima di agire non è mai tempo perso, ma un gesto di cura reciproca.
