Andare a scuola a piedi, ogni mattina, accompagnati da adulti volontari lungo un percorso sicuro e prestabilito: sembra una piccola cosa, ma è un gesto a suo modo rivoluzionario. Si chiama Pedibus — in molti Comuni conosciuto anche come Piedibus, il nome cambia ma il progetto è lo stesso — e si sta pian piano diffondendo in diverse città italiane. Funziona proprio come un autobus, ma senza ruote né benzina: i “passeggeri” sono i bambini delle scuole primarie, le “fermate” sono i punti di ritrovo del quartiere lungo i percorsi casa-scuola, gli “autisti” e i “controllori” sono genitori, nonni o volontari. L’idea è semplice, ma i benefici sono tanti e concreti, e toccano l’ambiente, la salute dei bambini e la vita di quartiere.
Un’idea che viene da lontano
Il Pedibus non è un’invenzione tutta italiana. Il concetto, in inglese noto come walking bus, nasce in Australia nel 1992 per iniziativa dell’ambientalista David Engwicht. Da lì l’idea attraversa l’Europa: prima la Danimarca, già negli anni ’90, poi la Gran Bretagna, dove nel 1998 parte la prima esperienza nell’Hertfordshire. In Italia il progetto arriva nel 2001, con le prime linee attivate nei comuni lecchesi di Missaglia e Calolziocorte: da lì, in poco più di vent’anni, si è diffuso in centinaia di scuole in tutto il Paese.
Un passo avanti: risparmio, salute e comunità
Prima di tutto, c’è il risparmio: meno auto in strada davanti a scuola significa meno carburante, meno stress da parcheggio e meno traffico negli orari di ingresso e uscita, con un contributo reale alla mobilità sostenibile del quartiere. Poi c’è il valore educativo: i bambini imparano l’autonomia, le regole della strada, e iniziano la giornata con movimento e aria aperta invece che seduti in macchina. In molte esperienze, il percorso viene raccontato ai più piccoli come una piccola avventura quotidiana, e alcuni progetti prevedono anche un “passaporto del Pedibus”, una tessera personale su cui i bambini raccolgono un timbro o un adesivo ogni volta che partecipano, un piccolo gioco che aiuta a mantenere alta la partecipazione nel tempo. E infine, c’è la riscoperta del quartiere: camminare insieme, giorno dopo giorno, aiuta le famiglie a creare legami e a conoscere meglio il proprio territorio, con un effetto di inclusione sociale che va oltre il semplice tragitto verso scuola.
Secondo le linee guida della Regione Emilia-Romagna, il Pedibus contribuisce anche a contrastare l’obesità infantile, favorisce l’inclusione sociale, e supporta i genitori lavoratori riducendo la necessità di affidare i figli a servizi di pre-scuola.
I benefici per l’ambiente e la salute
Oltre ai vantaggi sociali e organizzativi, il Pedibus contribuisce concretamente alla riduzione dell’inquinamento locale. Secondo recenti dati, ogni bambino che lascia l’auto a casa riduce l’emissione di CO2 di circa 0,7 kg a viaggio: moltiplicato per centinaia di studenti e per tutti i giorni di scuola, l’impatto ambientale diventa significativo, ed è uno dei motivi per cui sempre più progetti scolastici di mobilità sostenibile scelgono di puntare su questa formula.
Sul fronte della salute, camminare ogni giorno aiuta a contrastare la sedentarietà infantile, rafforza il sistema immunitario e migliora la concentrazione a scuola: le attività fisiche regolari nei bambini sono infatti associate a un migliore rendimento scolastico e a un maggiore benessere psico-fisico. Non è solo un modo per fare movimento: è anche un piccolo rituale quotidiano che favorisce uno stile di vita attivo fin da piccoli, con effetti che si portano dietro anche in età adulta, oltre a un valore quasi di educazione civica, perché i bambini imparano dal vivo il rispetto delle regole della strada e l’attenzione verso gli altri.
Dove il Pedibus (o Piedibus) funziona già
In molte città italiane il servizio è già realtà, anche se il nome può cambiare da un Comune all’altro. A Milano, ad esempio, è attivo in oltre 20 scuole, con decine di linee e centinaia di bambini accompagnati ogni giorno da genitori volontari. A Lecco, il progetto è ancora più esteso, con 25 linee attive e quasi 500 iscritti. In Emilia-Romagna, città come Piacenza, Cesena e Reggio Emilia hanno integrato il Pedibus nelle politiche di mobilità sostenibile, mentre a Montesilvano, in Abruzzo, tutte le scuole primarie sono coinvolte nel servizio, spesso chiamato proprio Piedibus nei materiali comunali.
E non finisce qui: il servizio è attivo anche in tanti altri Comuni in tutte le regioni d’Italia, spesso con il supporto di associazioni come FIAB e Legambiente. Ogni città lo gestisce in modo leggermente diverso — cambiano nome, linee, orari e regolamento — ma il principio resta lo stesso: percorsi sicuri, presenza di adulti, orari regolari e tanta partecipazione.
Come sapere se esiste nel proprio Comune
Il primo passo è informarsi:
- Cercate su Google o visitate il sito del vostro Comune, nelle sezioni scuola, mobilità o ambiente (tenete presente che molti enti utilizzano il nome Piedibus, con la “i”, per i loro progetti);
- Altrimenti chiedete alla segreteria scolastica oppure ai rappresentanti dei genitori.
Se il Pedibus esiste già, si può aderire facilmente compilando un modulo di iscrizione. Se non esiste, si può essere voi stessi a proporlo alla scuola o al Comune.
Come si attiva un Pedibus
- Parliamone con la scuola e altri genitori: scopriamo se c’è interesse, magari con un piccolo sondaggio tra le famiglie.
- Contattiamo l’ufficio istruzione o ambiente del Comune: molte amministrazioni sono disponibili a supportare l’avvio con materiale informativo, un regolamento di riferimento e formazione per i volontari. Alcuni Comuni forniscono anche la copertura assicurativa per gli accompagnatori.
- Progettiamo il percorso: servono un capolinea, alcune fermate lungo la strada e almeno due o tre adulti per ogni gruppo di bambini. L’ideale è camminare per 15-30 minuti, in sicurezza. I volontari devono indossare pettorine catarifrangenti e rispettare precise regole di comportamento per garantire la sicurezza del gruppo.
- Organizziamo orari e turni: chi accompagna, quando, su quale linea. È utile creare anche un gruppo WhatsApp o un diario di bordo per facilitare la cooperazione e la comunicazione tra famiglie e accompagnatori, oltre a raccogliere le iscrizioni in modo ordinato.
- Partiamo! Anche una sola linea, un giorno a settimana, può fare la differenza.
Piccoli accorgimenti per una partenza sicura
Per partire in sicurezza è bene osservare una serie di piccoli ma importanti accorgimenti:
- Visita preliminare: prima di iniziare, i volontari dovrebbero fare un sopralluogo per verificare la sicurezza del percorso (marciapiedi, attraversamenti, traffico).
- Formazione dei volontari: conoscere le norme del codice della strada e le tecniche di primo soccorso.
- Comunicazione trasparente con i genitori: informare regolarmente sulle attività e su eventuali cambiamenti al percorso o agli orari.
- Attrezzature necessarie: pettorine riflettenti, fischietti, kit di primo soccorso portatile.
Perché si chiama proprio Pedibus
Il nome, tutto italiano, arriva dal latino: “pes, pedis” all’ablativo plurale, cioè “con i piedi” o “a piedi”. La costruzione richiama volutamente un’altra parola arrivata dal latino e diventata di uso comune in tutto il mondo, “omnibus” (da “omnis”, per tutti), da cui deriva l’abbreviazione “bus” che oggi usiamo per ogni mezzo di trasporto pubblico. Ecco perché, a seconda del Comune, si trovano entrambe le varianti: Pedibus, la forma più diffusa, e Piedibus, altrettanto corretta e molto usata nei materiali di alcune amministrazioni locali.
Dove trovare supporto e informazioni
Potete trovare una guida pratica e gratuita per attivare un Pedibus sul sito di FIAB: “Pedibus e Bicibus: come e perché“, con istruzioni, esempi e riferimenti normativi.
Non servono grandi investimenti o tecnologie per migliorare la vita quotidiana: basta un’idea semplice, un po’ di organizzazione e tanta voglia di collaborare. Il Pedibus — o Piedibus, a seconda di come lo chiama il vostro Comune — è tutto questo. E forse è proprio da qui, dai marciapiedi del proprio quartiere, che si può cominciare a costruire una scuola più sana, una città più vivibile e una comunità più unita.
