La paga media di colf e badanti

Quanto guadagna mediamente una colf per occuparsi della casa? E una badante per prendersi cura di una persona anziana o non autosufficiente? Il Contratto Collettivo Nazionale del settore domestico stabilisce dei minimi retributivi. Nella pratica, però, il valore di mercato è sempre un po’ più alto.

Paga media per una colf
Considerando un impegno di 15 ore la settimana, ovvero per 3 ore al giorno dal lunedì al venerdì, la retribuzione media è di circa 7,87 euro l’ora netti (ben superiore al minimo retributivo da contratto di 5,86 euro). Al di sotto delle 15 ore settimanali, la paga media si attesta sugli 8,17 euro l’ora. Per una colf convivente a tempo pieno la retribuzione media di mercato è di circa 1050 euro al mese, mentre per quella a tempo parziale che presta servizio per 30 ore la settimana la cifra si attesta sui 750 euro mensili.

Paga media per una badante
La badante addetta alla cura della persona non autosufficiente assunta in regime di convivenza a tempo pieno in media viene pagata 1.070 euro al mese (997,61 sarebbe il minimo retributivo). Per la badante a ore, che mediamente lavora 20 ore alla settimana, il costo orario è di circa 7,34 euro. In caso di assistenza a persona autosufficiente la retribuzione mensile media di mercato della badante convivente a tempo pieno è di 1000 euro al mese.

Visita la pagina del sito Assindatcolf se vuoi controllare minimi retributivi previsti dal Contratto Nazionale del lavoro domestico.

Le ferie per i lavoratori domestici

Come si calcolano le ferie? Per ogni mese lavorato si maturano 2,16 giorni di ferie. Complessivamente i domestici hanno diritto a 26 giorni all’anno. Ecco perché per non rischiare di sbagliare è buona prassi inserire nella busta paga un contatore delle ferie.

Come gestire la trasferta della badante o della colf

Se la colf o la badante sono state assunte in regime di convivenza sono tenute a seguire il datore in un’eventuale trasferta, anche se questa viene organizzata nel periodo estivo, quello in cui normalmente i lavoratori fruiscono delle ferie legittimamente accumulate nel corso dell’anno. Ecco perché è sempre bene stabilire fin dal principio quale debba essere il periodo di ferie a cui il lavoratore ha diritto in modo che sia alternativo a quello per cui verrà richiesta l’eventuale prestazione in trasferta.
Detto questo, a quali spese va incontro la famiglia? Aver previsto per iscritto “l’opzione trasferta” al momento dell’assunzione in questo caso può fare la differenza: il datore non dovrà, infatti, corrispondere alcuna maggiorazione rispetto alla normale retribuzione. Al contrario dovrà essere corrisposta una diaria giornaliera pari al 20% della retribuzione minima tabellare giornaliera. Resta fermo l’obbligo di pagare eventuali straordinari per prestazioni extra richieste al domestico nei giorni di riposo o nei festivi.

Licenziamento colf e badante

Il Contratto di lavoro domestico è per definizione a tempo indeterminato: lo è a tal punto che nella predisposizione della lettera di assunzione il datore non è tenuto a specificare la dimensione temporale, poiché questa è per sua natura senza scadenza. Ma soprattutto, occorre ricordare che la famiglia può sempre licenziare senza che sia necessaria una giusta causa, ovviamente nel rispetto dei termini di preavviso (che può variare dai 15 agli 8 giorni a seconda delle ore di servizio svolte e dall’anzianità). In altre parole, colf e badanti possono essere licenziate senza una giustificazione, fatti salvi i casi di maternità e di malattia, per i quali scattano le tutele previste dal contratto nazionale e dalle normative di riferimento.

Calcolo Tfr per colf e badante

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore ha diritto a un trattamento di fine rapporto (articolo n° 41 del contratto nazionale). Il calcolo del Tfr è molto tecnico: ottenuta la somma delle retribuzioni percepite dal lavoratore nell’anno (oltre al valore convenzionale del vitto e alloggio se dovuto), si divide per 13,5.  Il valore così individuato dovrà essere incrementato sulla base della rivalutazione annuale.
Esiste la possibilità di versare un anticipo del Tfr. In cosa consiste? Qualora il lavoratore ne faccia richiesta, i datori hanno la possibilità di anticipare una quota di Tfr ogni anno nella misura massima del 70% di quanto maturato nell’anno stesso. Farlo è buona prassi per evitare l’esborso di cifre consistenti maturate dopo anni di servizio tutte in un’unica soluzione.
Un esempio pratico: come calcolare la quota annua di una colf convivente livello B con retribuzione mensile di € 850.00.€ 850.00 (retribuzione mensile) + 168.30 (vitto e alloggio)= 1018.30*13 mensilità=13237.90 (retribuzione annua)
13237.90(retribuzione annua)/13,5 (coefficiente fisso)=980.58 (quota tfr anno)
980.58*70%=686.41 (anticipo del 70%)

Il Contratto di lavoro domestico

Il Contratto di lavoro domestico regola i rapporti fra la famiglia e la colf o badante. Per consultare il Contratto Nazionale del lavoro domestico puoi visitare il sito Assindatcolf, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico che supporta le famiglie nella gestione di tutte le pratiche fiscali e burocratiche. Consulta il Contratto nazionale di lavoro domestico.

Come calcolare la busta paga

La busta paga per badante o colf deve essere rilasciata mensilmente e sempre firmata in duplice copia. Oltre alla retribuzione devono essere indicate anche eventuali indennità, scatti di anzianità e trattenute dei contributi Inps e Cassacolf. Ma non solo, nel prospetto paga andranno indicate anche eventuali ore di straordinario effettuate, come nel caso delle festività per cui dovrà essere riconosciuto un extra pari al 60% della retribuzione globale di fatto e pari al 50% in caso di attività notturna. Da inserire anche i giorni di malattia (che sono a carico della famiglia fino ad un massimo 15 giorni a seconda dell’anzianità di servizio, i primi 3 al 50%) e le eventuali ferie godute.

I contributi da pagare per colf e badante

Per capire come stabilire l’importo da versare all’Inps è necessario fare riferimento all’orario lavorativo del domestico. In linea generale si può affermare che più esteso è l’orario di lavoro, minore sarà l’importo contributivo “orario” da destinare alla previdenza: sopra le 24 ore settimanali e sotto le 24 ore settimanali. In entrambi i casi il contributo si determina sempre sulla base della retribuzione effettiva oraria. Ogni anno a gennaio le tabelle possono subire delle variazioni in base all’indice Istat. Per conoscere i valori attualmente in vigore consulta le tabelle contributive per il lavoro domestico sul sito Assindatcolf.